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UN’OPERA DI ROMANO SAMBATI IN MOSTRA AL RETTORATO

DOPO IL SEPPELLIMENTO DI SANTA LUCIA DEL CARAVAGGIO

L’OPERA DEL MAESTRO ROMANO SAMBATI IN MOSTRA AL RETTORATO

Avrà luogo venerdì 12 aprile 2024, alle ore 18:00, presso la Stanza-museo del rettorato dell’Università del Salento (piazza Tancredi 7, Lecce), l’inaugurazione della mostra dell’opera del maestro Romano Sambati dal titolo “Dopo il seppellimento di Santa Lucia del Caravaggio”. La presentazione dell’opera, a cura della studiosa e critico d’arte Angela Serafino, avrà luogo nell’adiacente Sala della Grottesca del rettorato. 

La mostra, che terminerà venerdì 19 aprile alle ore 20:00, nasce da una ricerca di anni del maestro Sambati il quale ha immaginato che, dopo la sepoltura della santa di Siracusa, i personaggi della tela del Caravaggio vadano via. Resta, nella tela del maestro, la rappresentazione delle tenebre, un cielo vuoto, senza nemmeno una luce lunare. La difficoltà tecnica di realizzare il buio è estrema, poiché non si può ricorrere alla materia pittorica normalmente impiegata per dipingere.

L’intento dell’artista è quello di ricordare un “angelo senza cielo” e richiamare in tal modo, implicitamente, anche le molteplici vittime innocenti delle guerre. L’opera in esposizione è il frutto di un’ampia ricerca nata con l’intento di realizzare un dialogo con la spiritualità del Beato Angelico (il maestro Sambati avrebbe realizzato “Angeli senza cielo”) e con il Pontormo (“Angeli senza Dio”). Tale mostra però non fu mai portata a compimento, al contrario dell’opera esposta ora in rettorato, che concretizza invece il dialogo con l’opera del Caravaggio. “Ciò accade”, afferma il maestro Sambati, “perché le opere d’arte sono organismi viventi, come una vegetazione. Possono nascere e non nascere. Ricordo bene le parole di un grande storico dell’arte, Ferdinando Bologna, che durante una lezione nel museo di Capodimonte ci disse che la storia dell’arte è in realtà la storia delle singole opere d’arte”.

L’opera esposta costituisce dunque il tangibile segno di una ricerca incessante che il maestro Romano Sambati compie, giorno dopo giorno, con l’intenzione di tradurre in corporeo ciò che è incorporeo, di esprimere l’assoluto attraverso la materia. Trova espressione nel dipinto la densità di una riflessione filosofico-esistenziale nella quale si percepisce il fugace passaggio della vita nella realtà terrena, rimandando ad un oltre che, difficilmente traducibile in parole, si serve dell’opera d’arte come veicolo di transito verso la coscienza di chi guarda. Un’opera silenziosa e parlante allo stesso tempo, dinanzi alla quale si rende necessario tacere per coglierne la densità ed il senso profondo.

Il maestro Romano Sambati è nato nel 1938 nella campagna salentina tra Lequile e Lecce. Dopo il diploma conseguito all’istituto d’Arte di Lecce ha frequentato l’accademia di Belle Arti di Napoli (suoi maestri Augusto Perez e Emilio Greco) per poi tornare a Lecce nel 1962 dove è diventato docente di discipline pittoriche nel liceo artistico. Accanto all’attività di docenza, di taglio interdisciplinare, il maestro non ha mai abbandonato la ricerca artistica, che concretizzerà attraverso la realizzazione di opere pittoriche (pur influenzate dalla dimensione scultorea approfondita durante gli anni della sua formazione) nate da una dedizione totale a una ricerca della propria via all’arte sempre e comunque connessa ad approfondimenti filosofici e letterari. Nasce dallo studio e dalla ricerca uno stile pittorico originale. La cifra stilistica del maestro Sambati, espressione di una matrice pittorica e scultorea al contempo, ha portato negli anni al consolidamento della notorietà dell’artista le cui “opere non opere” raggiungono l’intento, da egli stesso dichiarato, di rappresentare pensieri ed emozioni attraverso la materia.

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