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Sfida tra giganti del mare: filmato in mare un incredibile e rarissimo scontro tra capodogli e orche

Una cosa del genere non si era mai vista prima. Un gruppo di orche ha circondato le balene costringendole a difendersi

Un incredibile scontro tra giganti del mare, orche o orche assassine e capodogli, è stato immortalato nella baia di Brema, in Australia. La battaglia dei titani dell’oceano è stata filmata il 19 marzo e il video inedito dello scontro è stato pubblicato da Naturaliste Charters su Facebook. Il team di ricercatori si era portato ​​in quella parte dell’oceano per osservare le balene, ma si sono imbattuti in un gruppo di orche in cerca di prede. All’improvviso tutto è cambiato. Le orche accelerarono e si posizionarono proprio davanti a noi, alla ricerca di qualcosa di grosso. Una dozzina di orche si diressero verso lo stesso punto a una velocità vertiginosa. Ci aspettavamo un attacco contro qualche altra specie, e poi siamo rimasti a bocca aperta: era una megattera. Lo shock è stato ancora più grande quando ci siamo resi conto che la balena era in compagnia di altre quattro balene, di cui almeno una era un piccolo. Quando ci siamo avvicinati, ci è sembrato che i cacciatori fossero stanchi ed esausti, rannicchiati in gruppo e sferrando colpi mentre cercavano di riprendere fiato. Le orche li hanno circondati e attaccati,  si legge nel post su Facebook e aggiunge: “Per molto tempo si è pensato che i capodogli, a causa delle loro dimensioni e delle mascelle forti, non fossero suscettibili agli attacchi delle orche. Tuttavia, col tempo si è scoperto che le orche possono attaccare le femmine o i cuccioli, ma non i maschi, che sono più aggressivi. Le femmine attaccate formavano una formazione circolare per difendere i cuccioli e i feriti. Poi sulla superficie apparve una sostanza nero-rossastra, che si supponeva fosse sangue. Poi le orche si allontanarono dalle balene, ma una di loro aveva in bocca un pezzo di carne, che pensavano facesse parte del corpo di una delle balene, ma poi presumevano che fosse un pezzo di calamaro che avevano rubato dalle balene. Purtroppo il mistero di quella carne resterà oscuro. Indipendentemente dall’esito, evidenzia la D.ssa Diana D’Agata, Veterinary Surgeon nel Regno Unito, le orche hanno mostrato la loro forza e abilità di caccia costringendo i più grandi predatori a trentadue denti a difendersi. Come riporta il sito Wikipedia, il Capodoglio (Physeter macrocephalus o P. catodon Linnaeus, 1758), rileva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è un cetaceo odontoceto della famiglia dei Fiseteridi (Physeteridae). Unico rappresentante del suo genere e della sua famiglia, è una delle tre specie ancora esistenti della superfamiglia Physeteroidea, insieme al cogia di de Blainville (Kogia breviceps) e al cogia di Owen (K. sima). Ha una distribuzione cosmopolita ed è presente in tutti gli oceani e in quasi tutti i mari del mondo. Tuttavia, solo i maschi si avventurano nelle acque artiche e antartiche: le femmine rimangono con i piccoli in acque più calde. Con una lunghezza che nei maschi può superare i 20 metri, il capodoglio è il più grande predatore del mondo. La sola testa è pari a un terzo della lunghezza dell’animale. Si nutre principalmente di calamari e di pesci, in proporzioni variabili a seconda dell’area geografica. È conosciuto per i suoi record di apnea, in quanto può spingersi fino a 2250 metri di profondità una performance che nessun mammifero, a parte lo zifio e l’elefante marino del sud, può eguagliare. Le sue vocalizzazioni, costituite da serie di click, sono i suoni più potenti prodotti da un animale e vengono usate per comunicare, identificarsi e localizzarsi a vicenda. I capodogli si riuniscono in gruppi chiamati pod. Femmine e maschi vivono in gruppi separati; le prime rimangono vicine ai loro piccoli e si aiutano a vicenda per proteggerli e allattarli. Partoriscono ogni tre-sette anni e si prendono cura della prole per più di dieci anni. Non ci sono predatori naturali che riescano a sopraffare un capodoglio adulto sano: solo le orche si arrischiano talvolta ad assalire un pod per cercare di uccidere un piccolo. Tuttavia, dal XVIII secolo fino alla fine del XX, la caccia a questo animale, dal quale si ricavavano spermaceti, olio, ambra grigia e avorio, divenne un’attività molto importante, praticata su scala industriale. Grazie alle sue dimensioni, comunque, il cetaceo a volte riusciva a difendersi efficacemente dai balenieri, come testimonia il celebre caso dell’esemplare di 25 metri che attaccò e fece colare a picco la baleniera americana Essex nel 1820 (un episodio che si ritiene sia servito da ispirazione per il celebre romanzo Moby Dick). Le popolazioni di capodoglio furono pesantemente colpite dalla caccia intensiva, tanto che si ridussero del 67%. Nel 1985 la Commissione internazionale per la caccia alle balene garantì piena protezione alla specie, che da allora viene classificata come vulnerabile. Ecco il video dell’eccezionale e rarissimo avvistamento disponibile all’indirizzo: https://www.itemfix.com/v?t=2r92xs&jd=1

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