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Inghilterra: quasi 14.000 pazienti sono morti nei pronto soccorso degli ospedali in attesa di… un letto

 Il lungo ritardo, combinato con la gravità dei casi, ha portato alla morte di 13.919 pazienti, di cui 268 su base settimanale. Lo rivela uno studio del Royal College of Emergency Medicine

Un’indagine sulla morte dei pazienti nei pronto soccorso degli ospedali inglesi ha rivelato dati scioccanti. Lo scorso anno sono morte in totale 14.000 persone al pronto soccorso, dovendo aspettare fino a 12 ore per trovare un letto e ricevere cure mediche. Secondo il nuovo studio del Royal College of Emergency Medicine (RCEM), basato su un’ampia indagine sui decessi ripetuti e “inspiegabili” dei pazienti in Inghilterra, è emerso che una media di 268 persone sono morte ogni settimana nel 2023 a causa alle eccessive attese nei pronto soccorso. Secondo lo studio RCEM, il rischio di morte aumenta dopo una permanenza di cinque ore al pronto soccorso, dato che si tratta di incidenti che richiedono cure immediate, e peggiora con tempi di attesa più lunghi. Il 65% dei pazienti che sono rimasti lì per 12 ore o più erano effettivamente in attesa di un letto d’ospedale. Secondo i dati del NHS England, nel 2023 più di 1,5 milioni di pazienti hanno aspettato 12 ore o più nei principali reparti di emergenza, di cui oltre due terzi in attesa di un letto d’ospedale. Più specificamente, i decessi non necessari di pazienti sono stati pari a 13.919 nel 2023, ovvero 268 a settimana. È stato notato, infatti, che il numero di decessi settimanali nel 2023 si è ridotto di sole 17 persone, rispetto ai dati del 2022, quando un “cocktail” di influenza e coronavirus travolse il servizio sanitario nazionale. Il Dott. Adrian Boyle, presidente di RCEM, ha dichiarato: “Le attese eccessivamente lunghe continuano a mettere i pazienti a rischio di gravi danni. Piccoli miglioramenti alle prestazioni tipiche di quattro ore di accesso non hanno senso quando ci sono così tante persone che restano per più di 12 ore. L’impegno e il denaro dovrebbero andare dove il danno è maggiore”. Il piano di recupero del Servizio Sanitario Nazionale ha fissato l’obiettivo entro marzo 2024 di ricoverare, trasferire e dimettere i pazienti dai dipartimenti di emergenza entro il termine di 4 ore. Alla fine, sono riusciti a servire entro questo limite di tempo il 70,9%. In Italia, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, non disponiamo di dati certi sul rapporto causa-effetto tra la permanenza in pronto soccorso e l’aumento di mortalità; in molti casi i decessi si verificano in pronto soccorso semplicemente perché i pazienti sono in pronto soccorso e non in un reparto di degenza, ma la causa della morte sta nella gravità della compromissione funzionale, non nella sede di collocazione. L’affollamento dei pronto soccorso determina inoltre conseguenze negative sugli aspetti personali e relazionali.

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