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GENTILE: IN PUGLIA UNA NUOVA FASE DI PROGRAMMAZIONE SOCIALE

Pubblicato il terzo Piano regionale delle politiche sociali 2013-2015.

È di 36 milioni di euro la disponibilità immediata per i Comuni per la prima annualità del Piano, ma altri 90 milioni saranno assegnati entro fine anno per infanzia e anziani. Tra le novità gli interventi per il contrasto alle povertà e i Patti di solidarietà per consolidare la partecipazione dei cittadini

È stato pubblicato sul BURP n. 123 del 17 settembre 2013 il Piano regionale delle Politiche sociali 2013-2015 già approvato con Delibera di Giunta regionale n.1534 di venerdì 2 agosto 2013. L’obiettivo del terzo Piano regionale è il consolidamento del sistema di servizi sociali e sociosanitari a livello regionale. “Un consolidamento necessario – commenta l’assessore regionale al Welfare Elena Gentile che stamani a Bari presso la Fiera del Levante ha presentato nei dettagli il piano regionale – alla luce delle drastiche riduzioni dei trasferimenti del governo alle regioni e del complessivo e grave impoverimento delle nostre famiglie”.

Il consolidamento del sistema di welfare regionale e locale passerà, nel prossimo triennio di programmazione, dall’appropriatezza delle prese in carico, dall’integrazione sociosanitaria, dalla continuità dei servizi storici, ma anche dall’efficiente allocazione delle risorse disponibili.

In totale si tratta di oltre 129 milioni di euro tra risorse ordinarie (circa 36 milioni già disponibili per la prima annualità) e fondi aggiuntivi (circa 93,5 milioni di euro – in particolare PAC e fondi FESR per i Buoni Servizio di Conciliazione). Per la prima volta, infatti, i Comuni pugliesi associati in Ambiti territoriali, sono chiamati a definire un quadro triennale di programmazione con una dotazione finanziaria che, in questa fase, dà copertura alla sola prima annualità, avendo anche la Puglia esaurito quel fondo di risorse mai utilizzate tra il 2001 e il 2004 a causa del ritardo nell’attuazione della riforma del welfare locale del governo regionale dell’epoca.

Il nuovo Piano regionale va ad integrarsi con le risorse finanziarie aggiuntive dedicate alle Regioni Obiettivo Convergenza (Piano di Azione e Coesione – Servizi di Cura, Fondo Sviluppo e Coesione – Obiettivi di Servizio, Fondi nazionali per la Carta di inclusione), per potenziare la dotazione dei Fondi Strutturali UE 2007-2013. L’obiettivo è quello di definire una programmazione unica che consenta di dare copertura all’intero sistema degli obiettivi di servizio, e insieme sia agli obiettivi di gestione corrente che agli investimenti per costruire nuove strutture e nuovi servizi sociosanitari.

Diverse le novità inserite nella nuova programmazione sociale regionale. Tra tutte, spicca l’introduzione di precisi obiettivi di servizio nell’area del Contrasto delle povertà, con l’obbligo per i Comuni di attivazione in ogni ambito territoriale di un punto di pronto intervento sociale (mensa sociale, alloggio d’emergenza per adulti senza fissa dimora, banco alimentare, sportello sociale) e con la regolamentazione dei contributi economici in casi di indigenza estrema. “Dobbiamo imparare a conoscere il fenomeno vero dell’impoverimento – ha detto il Presidente della Giunta regionale Nichi Vendola. Noi ci troviamo per la prima volta nella storia del Paese a contrastare una povertà che non si inserisce in una prospettiva di emancipazione, in un’ottica di rafforzamento del welfare e dei diritti, ma di regressione di questi. La Puglia ha, in questi anni, rafforzato grazie al lavoro dell’assessorato, il suo sistema di welfare con investimenti importanti. L’Italia è, invece, un paese al contrario dove i poveri danno una mano ai ricchi. La lotta contro la povertà, per noi, si fa con la qualificazione dei servizi. Si deve sapere, però, che mettiamo 130 Milioni di euro, può sembrare una cifra importante, ma non è così. Quello che è corretto in questo Piano è la strategia, quello che non lo è sono le risorse, ovviamente qui il riferimento è allo Stato. Abbiamo dovuto affrontare l’emergenza e le difficoltà a fronte dei continui tagli alla spesa sociale da parte dello Stato. Noi non dobbiamo rinunciare mai a combattere le ragioni sociali della povertà. La Regione Puglia cercherà di fare, fino a quando noi avremo fiato in gola e responsabilità, della lotta alla povertà la propria cifra e il proprio genio distintivi”.

Gli obiettivi per contrastare le povertà vanno ad aggiungersi a quelli di Servizio già introdotti nel 2009. In tutta la Puglia ormai, ci si confronta con un identico paniere di servizi essenziali. Nell’area della povertà si resta, peraltro, in attesa di conoscere le modalità con cui il Ministero del Lavoro e Politiche Sociali renderà disponibili le risorse 2013 della cosiddetta Carta per l’Inclusione – che già il Comune di Bari sta sperimentando insieme alle altre città metropolitane su fondi 2012.

Sono sei gli assi portanti della programmazione sociale e sociosanitaria regionale per il triennio 2013-2015:

1)     sostenere la rete dei servizi per la prima infanzia e la conciliazione dei tempi;

2)     contrastare le povertà con percorsi di inclusione attiva;

3)     promuovere la cultura dell’accoglienza;

4)     sostenere la genitorialità e tutelare i diritti dei minori;

5)     promuovere l’integrazione sociosanitaria e la presa in carico integrata delle non autosufficienze;

6)     prevenire e contrastare il maltrattamento e la violenza.

Sono stati riattivati, inoltre, a partire dall’imminente nuovo anno scolastico, i finanziamenti regionali per le attività di integrazione scolastica e di trasporto scolastico per gli alunni disabili che frequentano le scuole medie superiori, di competenza delle Province.

Sul versante della programmazione partecipata, viene introdotto, per la prima volta, il patto di partecipazione, condiviso proprio due giorni fa (workshop in Fiera del Levante del 16 settembre u.s.) con le organizzazioni del Terzo settore pugliesi per impegnare reciprocamente i Comuni e tutte le organizzazioni in ogni fase di vita del Piano Sociale di Zona. Tra le altre novità, infine, criteri più stringenti sulla composizione dell’Ufficio di Piano, l’organismo tecnico e gestionale della governance a livello locale, e la compartecipazione dei Comuni ai servizi previsti nel Piano sociale di zona. “Mai come ora – continua l’assessore Gentile – gli Ambiti sono chiamati ad assicurare reali competenze attuative, unica garanzia di risposte concrete offerte alle comunità locali e alla platea dei beneficiari finali. Alle famiglie, ai bambini e ai ragazzi, alle persone più fragili e a rischio di esclusione, ai nostri anziani, dobbiamo guardare sia come persone cui rivolgere attenzioni e cure, sia come opportunità per costruire comunità solidali, contesti urbani connotati da un migliore tessuto sociale e da una migliore qualità della vita”.

Di grande importanza la connessione con gli interventi del Piano di Azione e Coesione per i servizi di cura per i bambini e per gli anziani, che prendono il via negli stessi mesi in cui i Comuni costruiscono i Piani Sociali di Zona, e che assegnano complessivamente quasi 170 Meuro (di cui circa 60 Meuro disponibili per la prima annualità) per sostenere la gestione dei nidi e potenziare le reti della domiciliarità integrata.

Infine, il Piano Regionale Politiche Sociali vede la luce dallo stesso Assessorato – che ha ormai unificato le competenze sanitarie e sociali – che è impegnato contemporaneamente nella stesura del DIEF triennale 2013-2015, che ha questa volta un grande ruolo per assegnare risorse concrete e vincoli fermi per il potenziamento dell’assistenza distrettuale e, in essa, delle prestazioni domiciliari integrate, al fine di portare tutti i distretti sociosanitari a sottoscrivere per la prima volta Accordi di Programma ASL-Comuni per l’ADI e le altre prestazioni per la non autosufficienza. “Se anche le logiche ministeriali – ha dichiarato l’Assessore Gentile – ci costringono a lavorare con una logica ragionieristica, la nostra attività di programmazione non può essere commissariata, e non può rinunciare a quel potenziamento della sanità territoriale e della capacità di presa in carico delle non autosufficienze e delle cronicità, che non ha più bisogno di ospedali, ma soprattutto di reti efficienti di medici di medicina generale, di reti ADI e di piastre poliambulatoriali complete e di qualità. Per la prima volta auspico che la programmazione sociale possa veramente condizionare la programmazione sanitaria e il prossimo DIEF. In questo modo i cittadini percepiranno meglio il cambiamento.

La prima scadenza per i Comuni è fissata per il 18 novembre, con l’indizione delle conferenze dei servizi per l’approvazione dei rispettivi Piani Sociali di Zona: insomma i più solerti potrebbero approvare il piano di zona già tra la fine di novembre e dicembre. E la Regione da un lato, per le risorse ordinarie, il Ministero degli interni dall’altro, per le risorse del PAC, potranno cominciare ad erogare le risorse già assegnate a ciascun Ambito territoriale.

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