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CHIAMATI A PROMUOVERE LA CULTURA DELL’INCONTRO

(VIS). La Cattedrale Metropolitana di São Sebastião do Rio de Janeiro, le cui vetrate, opera di Lorenz Halimar, illustrano le quattro caratteristiche della Chiesa: Una (colore dominante verde), Santa (rosso), Cattolica (azzurro) e Apostolica (giallo), ha accolto ieri, alle 9:00 ora locale (14:00 ora di Roma), Papa Francesco che ha celebrato la Santa Messa con i Vescovi della Giornata Mondiale della Gioventù, i Sacerdoti, i Religiosi e i Seminaristi. In occasione dell’anno della Fede, i testi della celebrazione sono stati tratti dalla Messa per l’Evangelizzazione dei Popoli. Il Santo Padre ha dedicato l’omelia ai tre aspetti della vocazione: chiamati da Dio, chiamati ad annunciare il Vangelo, chiamati a promuovere la cultura dell’incontro.

Del primo aspetto “Chiamati da Dio”, il Papa ha detto: “Credo che sia importante ravvivare sempre in noi questa realtà, che spesso diamo per scontata (…): ‘Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi’, ci dice Gesù. È riandare alla sorgente della nostra chiamata. Per questo, un vescovo, un sacerdote, un consacrato, una consacrata, un seminarista non può essere ‘smemorato’: perde il riferimento essenziale al momento iniziale del suo cammino. (…) Siamo stati chiamati da Dio e chiamati per rimanere con Gesù, uniti a Lui. In realtà, questo vivere, questo permanere in Cristo segna tutto ciò che siamo e facciamo. È precisamente questa ‘vita in Cristo’ ciò che garantisce la nostra efficacia apostolica, la fecondità del nostro servizio. (…) Non è la creatività, per quanto pastorale sia, non sono gli incontri o le pianificazioni che assicurano i frutti, anche se aiutano e molto, ma quello che assicura il frutto è l’essere fedeli a Gesù (…). E noi sappiamo bene che cosa significa: contemplarLo, adorarLo e abbracciarLo, nel nostro incontro quotidiano con Lui nell’Eucaristia, nella nostra vita di preghiera, nei nostri momenti di adorazione; riconoscerlo presente e abbracciarlo anche e nelle persone più bisognose. Il ‘rimanere’ con Cristo non significa isolarsi, ma è un rimanere per andare all’incontro con gli altri. Qui voglio ricordare alcune parole della Beata Madre Teresa di Calcutta. Dice così: ‘Dobbiamo essere molto orgogliose della nostra vocazione che ci dà l’opportunità di servire Cristo nei poveri. È nelle ‘favelas’, nei ‘cantegriles’, nelle ‘villas miseria’, che si deve andare a cercare e servire Cristo. Dobbiamo andare da loro come il sacerdote si reca all’altare, con gioia’”.

Nello spiegare il secondo aspetto: “Chiamati ad annunciare il Vangelo”, il Pontefice ha detto: “Molti di voi, carissimi Vescovi e sacerdoti, se non tutti, siete venuti per accompagnare i vostri giovani alla loro Giornata Mondiale (…). È nostro impegno di Pastori aiutarli a far ardere nel loro cuore il desiderio di essere discepoli missionari di Gesù. Certo, molti potrebbero sentirsi un po’ spaventati di fronte a questo invito, pensando che essere missionari significhi lasciare necessariamente il Paese, la famiglia e gli amici. Dio chiede che siamo missionari. Dove siamo? Dove Lui stesso ci colloca, nella nostra patria o dove ci ponga. Aiutiamo i giovani. Abbiamo l’orecchio attento per ascoltare le loro illusioni – hanno bisogno di essere ascoltati -,(…) La pazienza di ascoltare! Questo ve lo chiedo con tutto il cuore! Nel confessionale, nella direzione spirituale, nell’accompagnamento. Sappiamo perdere tempo con loro. Seminare, costa e affatica, affatica moltissimo! Ed è molto più gratificante godere del raccolto! Che furbizia! Tutti godiamo di più con il raccolto! Però Gesù ci chiede che seminiamo con serietà”.

“Non risparmiamo le nostre forze nella formazione dei giovani! – ha esclamato il Papa – (…)

Aiutare i nostri giovani a riscoprire il coraggio e la gioia della fede (…) Educarli nella missione, ad uscire (…). Così ha fatto Gesù con i suoi discepoli: non li ha tenuti attaccati a sé come una chioccia con i suoi pulcini; li ha inviati! Non possiamo restare chiusi nella parrocchia, nelle nostre comunità, nella nostra istituzione parrocchiale o nella nostra istituzione diocesana, quando tante persone sono in attesa del Vangelo! Uscire inviati. Non è semplicemente aprire la porta perché vengano, per accogliere, ma è uscire dalla porta per cercare e incontrare! Spingiamo i giovani affinché escano. Certo che faranno stupidaggini. Non abbiamo paura! Gli Apostoli le hanno fatte prima di noi. (…) Pensiamo con decisione alla pastorale partendo dalla periferia, partendo da coloro che sono più lontani, da coloro che di solito non frequentano la parrocchia. Loro sono gli invitati VIP. Andare a cercarli nel crocevia delle strade”.

Infine il Papa si è riferito al terzo aspetto: “Chiamati a promuovere la cultura dell’incontro” ed ha detto: “In molti ambienti, e in generale in questo umanesimo economicista che ci è stato imposto nel mondo – ha sottolineato – si è fatta strada una cultura dell’esclusione, una ‘cultura dello scarto’. Non c’è posto né per l’anziano né per il figlio non voluto; non c’è tempo per fermarsi con quel povero nella strada. A volte sembra che per alcuni, i rapporti umani siano regolati da due ‘dogmi’ moderni: efficienza e pragmatismo. (…) Abbiate il coraggio di andare controcorrente a questa cultura efficentista, a questa cultura dello scarto. L’incontro e l’accoglienza di tutti, la solidarietà – una parola che si sta nascondendo in questa cultura, quasi fosse una cattiva parola -, la solidarietà e la fraternità, sono elementi che rendono la nostra civiltà veramente umana. Essere servitori della comunione e della cultura dell’incontro! (…) E farlo senza essere presuntuosi, imponendo ‘le nostre verità’, ma bensì guidati dall’umile e felice certezza di chi è stato trovato, raggiunto e trasformato dalla Verità che è Cristo e non può non annunciarla”.

Al termine della Messa e dopo la Benedizione dei presenti, il Papa a bordo dell’autovettura panoramica ha raggiunto il Teatro Municipale per l’Incontro con la classe dirigente del Brasile.

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