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Varese: Sequestrata villa per un valore di 10 milioni di euro

Il nome della società immobiliare che ne aveva curato la compravendita ed il suo arredamento che tradotto dallo spagnolo vuol dire proprio Vescovo. Un significativo elemento di collegamento che rischiava di non esser mai scoperto se le Fiamme Gialle di Busto Arsizio non avessero esattamente ricostruito tutto il giro dei flussi finanziari.

L’indagine trae origine dal contenuto di una segnalazione di operazioni sospette relativa al trasferimento di denaro dalla Svizzera all’Italia inoltrata da un istituto di credito di Milano a carico di un bustocco che si prestava per fare le funzioni di rappresentante legale di diverse società milanesi, tutte nel settore immobiliare, che servivano per reinvestire, in Italia, capitali detenuti all’estero e frutto, come nel caso accertato, di riciclaggio.

Il soggetto operava addirittura col proprio conto corrente personale, girando poi alle società milanesi bonifici provenienti da società delle Isole Vergini, attraverso canali bancari Svizzeri.

I successivi accertamenti evidenziavano anche l’utilizzo di conti personali di un’altro “intermediario” da sempre prestanome e uomo di fiducia della famiglia e di altro soggetto recentemente tratto in arresto  dalla Guardia di Finanza.

Proprio in conseguenza dell’arresto di un imprenditore, il B. aveva pianificato il suo espatrio con destinazione Venezuela non sapendo che per altri fatti, riguardanti la famiglia R., era indagato dalla Guardia di Finanza di Busto Arsizio che lo fermava, su ordine del P.M., poche ore prima della partenza, e che successivamente veniva tratto in arresto ai domiciliari su ordine del G.I.P.

Il P.M. della Procura di Milano e titolare dell’inchiesta richiedeva, inoltre, l’emissione di un decreto di sequestro preventivo d’urgenza della Villa formalmente intestata alla società milanese ma di fatto, come dal B. confermato in sede di interrogatorio, nella disponibilità della signora R..

Nella villa, un arredamento da capogiro, con terrazze vista mare e giardino con thermarium, bagno turco e idromassaggio; curata in ogni dettaglio e abitata dalla governante (regolarmente assunta a nome di B.), che aveva anche il compito di accudire gli animali “della Signora”, così come da lei definiti: un pappagallo e due cani per i quali percepiva un ulteriore indennizzo mensile.

Il vero valore, infatti, è dato proprio dall’arredamento: dalle indagini svolte la somma cui si è attinto per l’arredamento si attesterebbe attorno ai 7.000.000 euro, mentre 3.000.000. è stato il valore di acquisto della villa. Complessivamente, quindi, è di 10 milioni di euro il valore del bene sottoposto a sequestro preventivo finalizzato alla confisca.

Si trattava di parte di un “tesoro” detenuto all’estero, accumulato da oltre vent’anni dalla Famiglia R. che, in conseguenza di un’ operazione che doveva evitare il crac di un gruppo chimico, era riuscita a farsi riconoscere, attraverso il pagamento di tangenti ai giudici, una posizione creditoria piuttosto che debitoria nei confronti delle banche, vicenda per la quale è stata condannata, nel 2006,  con sentenza definitiva, dopo ulteriori indagini svolte dal Tribunale di Monza, tutta la famiglia.

Così come è stato inconfutabilmente provato, una parte di quel tesoro è stata “anche” investita, per le vacanze, nella splendida Villa di Anacapri, che i Finanzieri di Busto hanno prima individuato e poi sequestrato.

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