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Torino: scoperta evasione fiscale internazionale per 15 milioni di euro

La Guardia di Finanza di Torino attraverso una verifica fiscale ha scoperto una evasione fiscale di profilo internazionale che ha permesso di riportare in Italia il reale valore di mercato delle transazioni avvenute tra le società del Gruppo asiatico, recuperando il maggiore reddito non dichiarato al Fisco italiano.

I Finanzieri del Nucleo Polizia Tributaria di Torino hanno concentrato l’attenzione sui rapporti commerciali infragruppo realizzati negli anni da una multinazionale asiatica con sede anche in Italia. Il controllo ha evidenziato che la sede italiana del gruppo acquistava dalla propria controllante estera prodotti finiti (connettori, cavi, sensori e quadri elettrici) da commercializzare in Italia nel campo dell’automotive, a prezzi superiori a quelli normalmente praticati nel mercato di circa il 15%; un “comportamento” antieconomico per la società torinese, ma “conveniente” per la multinazionale estera, sua controllante, che ha consentito di trasferire profitti (cd. profit shifting), per 15 milioni di euro, in Paesi “fiscalmente accoglienti” del Nord Africa e dell’Europa Orientale.

È il cosiddetto fenomeno del “transfer pricing”, attraverso il quale, con una gestione ad hoc dei prezzi di trasferimento infragruppo, si minimizza il carico fiscale globale, spostando i ricavi dove la tassazione è più bassa (ad es. Paesi in via di sviluppo) ed i costi dove le aliquote d’imposta sono più alte (Italia, Francia, ecc.).

Proprio le dinamiche della globalizzazione spingono le multinazionali a cercare nuove forme di ottimizzazione e di pianificazione operativa, per migliorare il rapporto concorrenziale nell’attività di business, producendo dove i costi sono più bassi e vendendo dove i margini di guadagno sono più alti. Si delocalizzano così parti complete della filiera o interi settori produttivi in quegli Stati che adottano un regime tributario vantaggioso.
Serbia, Marocco, Polonia e Romania sono risultati, in particolare, i Paesi utilizzati per delocalizzare profitti e redditi.

Gli scambi tra società dello stesso Gruppo, ambito nel quale i manager della capogruppo possono orientare le scelte di prezzo, devono però avvenire entro normali parametri di mercato; viceversa, si rischierebbe di “calibrare” i prezzi di acquisto e di vendita delle merci esclusivamente in funzione del beneficio tributario, con il conseguente spostamento di materia imponibile da uno Stato all’altro.

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