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A Bojano, Bovianum Vetus, antica capitale del Sannio Pentro, scoperto un incensiere in bronzo con scritta Osco-Sannita del V sec. a. C. e di proprietà di A. Bernardo.

Prof. Giuseppe Pace (Perf.to in Ecologia Umana Internazionale all’Università di Padova).

Dopo il ritrovamento della basilare Tavola Osca di Capracotta del III sec. a. C. e rinvenuta nel IXX sec. eccoci ad un’altra scoperta di un reperto essenziale per la Storia dei Sanniti rinvenuto, prima del 1939, da Angelo Bernardi nella propria abitazione nel paesetto di Colle d’Anchise (CB). Tale paesetto è molto vicino e a nord di Bojano (CB), antica capitale del Sannio Pentro dove 40 mila in armi si riunivano ai “Campi Marzi” per fronteggiare l’espansionismo di Roma caput mundi che solo dopo tre guerre sannitiche riusci a sottometterli dopo l’umiliante sconfitta del 321 a. C. alle Forche Caudine e dopo la caduta di Bojano del 305 a. C.. Il reperto bronzeo dell’incensiere, con epigrafe in lingua Osco-Sannita del V sec. a. C., rinvenuto a Colle d’Anchise, è il più importante reperto del XX sec., dice Adriano La Regina, noto Archeologo. Il reperto è di proprietà dei Bernardo e non della Sovrintendenza di Campobasso in quanto la Legge 1 Giugno 1939, N.1089 “Tutela delle cose d’interesse Artistico o Storico” pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 184 dell’8 agosto 1939, lo stabilisce. Capo I DISPOSIZIONI GENERALI Art. 1. Sono soggette alla presente legge le cose, immobili e mobili, che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnografico, compresi: a) le cose che interessano la paleontologia, la preistoria e le primitive civiltà; b) le cose d’interesse numismatico; c) i manoscritti, gli autografi, i carteggi, i documenti notevoli, gli incunaboli, nonché i libri, le stampe e le incisioni aventi carattere di rarità e di pregio. Vi sono pure compresi le ville, i parchi e i giardini che abbiano interesse artistico o storico. Non sono soggette alla disciplina della presente legge le opere di autori viventi o la cui esecuzione non risalga ad oltre cinquanta anni. Art. 2. Sono altresì sottoposte alla presente legge le cose immobili che, a causa del loro riferimento con la storia politica, militare, della letteratura, dell’arte e della cultura in genere, siano state riconosciute di interesse particolarmente importante e come tali abbiano formato oggetto di notificazione, in forma amministrativa, del Ministro della pubblica istruzione. La notifica, su richiesta del Ministro, è trascritta nei registri delle conservatorie delle ipoteche ed ha efficacia nei confronti di ogni successivo proprietario, possessore o detentore della cosa a qualsiasi titolo. Art. 3. Il Ministro della pubblica istruzione notifica in forma amministrativa ai privati proprietari, possessori o detentori a qualsiasi titolo, le cose indicate nell’art.1 che siano di interesse particolarmente importante. Trattandosi di immobili per natura o di pertinenze, si applicano le norme di cui al secondo comma dell’articolo precedente. L’elenco delle cose mobili, delle quali si è notificato l’interesse particolarmente importante, è conservato presso il Ministero della pubblica istruzione e copie dello stesso sono depositate presso le prefetture. Chiunque abbia interesse può prenderne visione. Art. 4. I rappresentanti delle province, dei comuni, degli enti e degli istituti legalmente riconosciuti devono presentare l’elenco descrittivo delle cose indicate nell’art.1 di spettanza degli enti o istituti che essi rappresentano. I rappresentanti anzidetti hanno altresì l’obbligo di denunziare le cose non comprese nella prima elencazione e quelle che in seguito vengano ad aggiungersi per qualsiasi titolo al patrimonio dell’ente o istituto. Le cose indicate nell’art.1 restano sottoposte alle disposizioni della presente legge, anche se non risultino comprese negli elenchi e nelle dichiarazioni di cui al presente articolo. Art. 5. Il Ministro della pubblica istruzione, sentito il consiglio superiore delle antichità e belle arti e quello delle accademie e biblioteche, può procedere alla notifica delle collezioni o serie di oggetti, che, per tradizione, fama e particolari interessi e caratteristiche ambientali, rivestono come complesso un eccezionale interesse artistico o storico. Le collezioni e le serie notificate non possono, per qualsiasi titolo essere smembrate senza l’autorizzazione del Ministro della pubblica istruzione. Art. 6. Sono soggette alla vigilanza del Ministro della pubblica istruzione le cose che hanno l’interesse in cui agli artt. 1, 2, 5. Le cose immobili e mobili di proprietà dello Stato le quali hanno l’interesse di cui agli artt. 1, 2 e 5 della presente legge sono sottoposte alla vigilanza del Ministro della pubblica istruzione per quanto riguarda la loro conservazione, da chiunque siano tenute in uso o in consegna. Deduco che prima del 1939 il reperto restava di proprietà del Privato che lo rinveniva sia pure con vincoli di renderlo disponibile per mostre e visite di studiosi, dopo di tale anno è solo dello Stato. Che strano in piena epoca fascista il Privato aveva più valore dello Stato, in epoca repubblicana è l’inverso. Ma allora, come diceva Luciano De Crescenzo, in democrazia siamo guidati da stupidi? In Molise come altrove i privati potrebbero valorizzare meglio il patrimonio della res publica? Perché no, visto la scarsa presenza turistica in Molise ad esempio. Non ho potuto ancora, nonostante la disponibilità di A. Bernardo e consorte, visionare il reperto, ma ascoltando i “proprietari” c’è da considerare anche il fatto che il prezioso incensiere osco-sannita fu donato da una donna alla divinità del V sec. a. C. che veniva adorata a Colle d’Anchise, allora sicuramente entro la giurisdizione di Bovianum Vetus. Questa antichissima città ai piedi del Matese settentrionale, dove sorge il fiume Biferno, era la capitale dello stato federato dei Sanniti e solo in pochi ritengono che sia ancora Pietrabbondante (IS) come sostenuto dallo storico tedesco T. Momsen e non, invece, successivamente, dal Prof. canadese E. T. Salmon, ed altri come lo studioso Prof. Dante B. Marrocco (presidente dell’ASMV che nel 1915 fu fondata dal padre Raffaele come ASSA (Associazione Storica Sannio Alifano). D. B. Marrocco sosteneva che non si spiegherebbe l’accanimento romano per Alife se dietro al Matese non ci fosse stata la Bovianum Vetus. Per chi ha letto la descrizione di Tito Livio ed altri di Bovianum Vetus come Alessio Spina e lo scrivente, non hanno dubbi che è Bojano attuale la Bovianum Vetus, confermata anche dagli studi e saggi di Oreste Gentile, fratello del più noto storico, Emilio, Prof. dell’Università di Roma.

Il reperto, in esame, di Bovianum Vetus del V sec. a. C., è singolare e in bronzo con 4 uccellini, due andati perduti dice A. Bernardo. Tali esseri viventi alati testimonierebbero il forte legame dei Sanniti Pentri con la Natura, “maestra dei maestri” scriveva Leonardo da Vinci. L’iscrizione, in lingua Osco-Sannita, dell’incensiere di Bojano non è stata ancora tradotta bene, come per il reperto di Capracotta, che la fonderia, vaticana di Marinelli, di Agnone ha riprodotto in tavole moderne di bronzo e vendute ai turisti dell’alto Molise. La Tavola Osca di Capracotta o d’Agnone riporta preghiere alle 15 divinità dei Sanniti del III sec. a. C.. Tale reperto è detto anche Tavola degli Deied è una lastra di bronzo, scoperta per caso nel 1848 in località Fonte del Romito, presso il podere di G. Falconi, vicino il Monte Cerro, di Capracotta. Il contadino, P. Tisone, durante l’aratura, avrebbe scoperto il reperto, sottoposto all’osservazione dei fratelli S. e D. Cremonese e presto la notizia giunse allo storico tedesco T. Momsen, che studiò l’importante reperto, come testimonianza della lingua italica nel Sannio. La tavola successivamente entrò nella collezione di A. Castellani, che poi nel 1873 la vendette al British Museum. Nel Molise centrale, con Bojano, Campobasso, Sepino, ecc., il turismo è poco presente tranne un po’ a Campitello Matese per gli sport invernali e Altilia, città romana con mura e porte lungo il cardo e decumano, costruita dopo Terravecchia sannitica di Sepino. Ad Altilia qualche turista vi giunge, ma nella vicina Campochiaro, al santuario dedicato ad Ercole Curino (edificato dai Romani dopo la battaglia persa a Canne, dice A. G. Del Pinto), pochissimi lo visitano, come è capitato allo scrivente di trovare i cancelli chiusi di Domenica. Il problema degli orari più adeguati agli impiegati del museo e non ai turisti, paganti il biglietto, è di tutti i giacimenti culturali italiani che lo Stato non riesce a promuovere bene anche perchè diffida troppo dei privati. Questi spesso, non sempre, sono più capaci di farlo come fanno quelli del Museo Paleontologico di Bolca sui monti Lessini in Veneto. Là, a Bolca, il, modernissimo e attraente, museo è sempre aperto ai turisti, basta suonare il campanello dei proprietari come potrebbe essere per il reperto dell’incensiere Osco-Sannita di Angelo Bernardo.  Se gli studiosi prestigiosi provenienti da lontano si susseguono a casa di A. Bernardo di Colle d’Anchise, anche quelli locali si danno da fare per esaminare e dedurre informazioni preziose per la Storia degli Osco-Sanniti. Tra questi si segnalano: Anacleto Goffredo Del Pinto (cittadino onorario di Bojano per meriti di appassionato ricercatore archeologico dei Sanniti con molti dei suoi reperti rinvenuti dati alla Sovrintendenza di Campobasso), l’Avv. Alessio Spina culture di storia locale e commediografo nonché la Prof.ssa Giuseppina Scondito di Salerno. Questi personaggi che frequentano Bojano o che vi sono nati e vissuti da sempre, insieme ad altri, sono entusiasti del reperto rinvenuto a Bovianum Vetus e le congetture, le deduzioni crescono con il passare del tempo d’osservazione di tali studiosi che, con lo scrivente, condividono il sapore dolce della sensazionale scoperta archeologica. Per chi scrive poi (che ha con Alessio Spina svolto il ruolo di sacerdote Sannita al “Ver Sacrum- Primavere Sacre” di Bojano), analizzare l’ambiente locale e l’incensiere Osco-Sannita con la lanterna dell’Ecologia Umana (scienza di sintesi che studia l’Ambiente inteso come insieme di Natura e Cultura e con i caratteri multidisciplinari, interdisciplinari e transdisciplinari), gli permetterà di rendere meglio onore ai Sanniti sconfitti da Roma, caput mundi. Gratifica dunque rendere onore, postumo, ad una civiltà preromana, che dall’VIII sec al 290 a. C., è stata artefice della propria storia, nonostante avesse non poche relazioni con altre civiltà vicine come quella greca e lo testimonia il reperto in bronzo di fattura greca del V sec. a C. detto Corridore del Cila (antica Alife), prima al museo civico “R. Marrocco” di Piedimonte Matese (CE), poi a Napoli. Il Matese- complesso montuoso tra Campania e Molise esteso oltre 1500 kmq, largo mediamente 20 km da nord a sud e lungo 75 km da nordovest a sudest- è uno scrigno di reperti ambientali (naturalistici, storici, archeologici, architettonici, artistici, ecc.) da esplorare meglio anche per offrirli in dono alle cure “conservative” dell’istituendo Parco Naturale Nazionale del Matese? Alcuni sono concordi molti altri no perché ritengono il parco stesso generatore di vincoli che ingesserebbero lo sviluppo territoriale matesino compreso quello bojanese e dintorni. Sul Parco, come Naturalista, ho scritto più volte anche su questo media nazionale oltre che su Molise Economico, il Titerno e negli Annuari dell’ASMV (Associazione Storica del Medio Volturno). Il Molise ed il Sud tutto hanno bisogno di più attenzione governativa per i giacimenti culturali semi abbandonati e non ben valorizzati da una burocrazia invadente la società più civile. Le Sovrintendenze Ambientali, come dice lo studioso, Antonino Di Iorio, in un suo recente saggio storico dedicato al Molise, usano i reperti per fare le carriere interne dei propri dipendenti e non per mostrarli a tutti come res publica poiché i reperti sono della società e non proprietà esclusiva delle Sovrintendenzelico medesime, che svolgono un servizio per il pubblico. Nel Molise la cultura essenziale, degli antichi Sanniti Pentri, sembra essere più presente che nel Sannio casertano o alifano e beneventano e in essa vedo più diffusamente le virtù connesse alla vita sana, laboriosa ed onesta. A Nord del Matese passava e passa lo storico Tratturo della transumanza orizzontale Pescasseroli-Candela con tappa ad Altilia, dopo aver valicato Porta Bojano con epigrafi significanti del periodo romano quando le pecore erano imperiali e alcuni commissari preposti alla conta delle pecore in transito rubavano dando la colpa ai pastori. A Bojano annualmente si rinnova la storica leggenda del Ver Sacrum o Primavera Sacra (7mila giovani Sabini, nati nel medesimo anno, venivano sacrificati al dio Marte e inviati, con sacerdoti e armati, a fondare una nuova colonia a Bojano, dove il bue, sacro o totemico, si fermò alle sorgenti del Biferno) con lo scrivente che ha impersonato due volte il ruolo del Sacerdote che dà moglie ai giovani guerrieri del Sannio distintisi in battaglia ed invoca la Dea del Matese a far piovere per le necessità agricole locali. Il reperto dell’incensiere, donato da una donna forse ad una Dea potrebbe essere la stessa alla quale da sacerdote dell’VIII sec. a. C. ho invocato l’intercessione per far piovere sulla piana di Bojano. Quella donna Sannita era emancipata non poco per potersi permettere di donare un oggetto significante e sacrale, senza il permesso obbligatorio del padre, dei fratelli e del marito. I nobili Romani prendevano moglie nel Sannio perché ritenevano le donne Sannite più severe nell’educazione dei figli. Le fotografie allegate sono: lo scrivente a sinistra per chi vede ( vestito da sacerdote sannita a Bojano nel 2016, la campana delle fonderie vaticane di Agnone a Civita di Bojano), la clessidra ”il tesoro del tempo”, una pagina del libro “Bojano tra storia e cultura popolare”di M. Campanella, con la collezione Bernardo e l’incensiere con accanto la Tavola Osca di Agnone nonché la frase di T. Livio. Nel medesimo libro vi sono foto anche della collezione di A. G. Del Pinto, che ha dedicato decenni a cercare reperti e meriterebbero essere collocati in un Museo Archeologico di Bojano anche con i reperti abbandonati, dietro al Municipio, all’incuria del tempo e dei passati amministratori locali.

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